martedì 22 febbraio 2011

Nel Bene e nel Male - La Strada

Nel Bene e nel Male

La Strada

A volte le strade prendono strane direzioni. Salgono, scendono, si inerpicano lungo improbabili pendii, curvano improvvisamente. A volte si allargano, altre si restringono e conducono verso mete poco interessanti, nel migliore dei casi, oppure portano verso luoghi da cui si vuol fuggire e più si fugge più si corre incontro alle temute destinazioni.
A volte è impossibile tornare indietro. Bisognerebbe fermarsi, ma questo non permetterebbe di correggere l'errore primigenio che ha portato a percorrere la strada sbagliata.
Non tutti gli errori sono rimediabili, probabilmente nessun errore è rimediabile. Si posson mettere delle “toppe”, si può evitare il problema, ma quando l’errore fa imboccare una strada con una sola direzione non si può più tornare indietro. Sarebbe bastato imboccare il giusto sentiero a quel bivio, ma è stato imboccato il percorso sbagliato e quel che è stato non conta più.

Ruggero si è perso, si trova su una strada che segna il nulla, dove non esiste né nord né sud. Continua a camminare affannosamente, forse dovrebbe fermarsi ed aspettare in compagnia di Sibilla che lo possiede con le sue ossute mani che non lasciano fuggire né vita né luce. 
 Ma non ha il coraggio.

giovedì 17 febbraio 2011

Via Della Croce

"Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato."

Ben più della morte che oggi ti vuole,
t'uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode per te trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent'anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d'un ciarlatano.

Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:

fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena,

di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d'un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
"A redimere il mondo" gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare.

La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.

Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d'onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.

martedì 8 febbraio 2011

domenica 6 febbraio 2011

Nel Bene e nel Male

Nel Bene e nel Male

E’ più facile sopportare le persone moleste che quelle insignificanti


Sono Ruggero, ho già trentacinque anni, le carte dicono sia ingegnere ma non credo di esserlo mai stato. Sono il primo di tre figli. Mio fratello Simone ha trent’anni ed ha un piccolo agriturismo. Mia sorella Matilde ha ventisette anni, dopo anni di studi in marketing sta provando a fare un’esperienza all’estero, a Birmingham, forse la raggiungerò.
Da troppi anni ho una relazione con una signora molto vecchia, discretamente invadente che mi concede un’ora d’aria al giorno. Non è bella, non è attraente ma ha un fascino sinistro. E’ tenebrosa e prima di me in molti ne hanno tessuto le lodi mentre altri l’hanno ingiuriata, ma non sono geloso e non corro nemmeno in suo aiuto. Sa difendersi da sola. So quasi per certo che ha una relazione con svariati altri uomini, ma non me ne curo preferisco non vedere. So che Sibilla non mi abbandonerà mai.

Da quando ho coscienza dei miei ricordi ho vissuto solo un mese l’anno...ma forse anche meno.
Da qualche tempo anche quel piccolo spaccato di vita mensile sembra essersi sublimato. Sembra che mi sia trasformato nella testimonianza in vita della sopravvivenza come antitesi del vivere. Non vivo, sopravvivo...ma a cosa?
Qualche giorno fa ho sentito alla radio che la vita media degli uomini è di settantanove anni, delle donne ottantaquattro. Bah non so perché la natura faccia certe distinzioni, però effettivamente le donne spendono molti anni della loro vita dietro figli o uomini che spesso sono solo un peso un qualche risarcimento è giusto che lo si dia loro. In ogni caso mi rimarrebbero da vivere quarantaquattro ipotetici anni, ma in questi...cosa dovrei fare?

Spesso mi sembra che la mia esistenza sia l’apologia della mia vigliaccheria, come se non avessi abbastanza memoria. Son qui, incapace di porre fine a me stesso, con la voglia di scappar dal futuro e di non viverlo avendo fede che il domani sia peggiore dell’oggi.
La mancanza di fiducia nel futuro credo sia comune a molti uomini che si ritrovano a vivere al giorno d’oggi, lavoro instabile o assente, salari che non crescono, realtà appiattitasi su ciò che viene  propinato dai mezzi di comunicazione di massa e rumore indistinto in luogo del suono.
Non ho mai ritenuto che questa realtà potesse condizionarmi, pensavo di avere una psiche complessa, non predicibile e totalmente impermeabile ma comincio a pensare che non sia così. La realtà ha lasciato il suo oleoso segno in me e credo di essermi abituato a quell’odore.

Eppure, pensando a quando ero bambino, non avrei immaginato che la mia vita potesse prendere questa piega...

Versate una lacrima per me.....

:-(