martedì 28 giugno 2011

Distacchi

Ogni giorno ci si affanna nella speranza di acquisire qualcosa. Spesso sono beni materiali come case, macchine, indumenti o altro.
Ma altrettanto spesso si cerca di acquisire quello che materiale non è che che volenti o nolenti mai lo sarà. A volte ci si riesce ma tante volte no.
Solo alcuni spesso riescono ad avere quello che materiale non è e che non si può chiedere, non si può pretende. Si può solo sperare di avere. Sperare e nulla più.
Più o meno tutti si riesce a sfiorare qualcosa in cui si spera, magari non la principale speranza, un piccolissimo desiderio o forse un capriccio. A volte si raggiunge quello che si considera "La Speranza" ma non capita ai più, solo ad un piccolo gruppetto fortunato.
Ma grande o piccola che sia la speranza, quel desiderio immateriale il distacco arriva quasi sempre ed è nella gestione del distacco che forse si misura una persona.
Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, lo si sa da sempre ma, probabilmente, lo si considera da mai. Ci sono gli alti e ci sono i bassi ma ci sono anche i distacchi. C'è sempre qualcosa che si perde lungo il cammino, a volte si perde ciò che non si vuole aver più dietro perché si è trovato qualcosa di meglio, a volte si perde ciò che si vorrebbe portar dietro perché si vuol tenere qualcosa contro il corso naturale degli eventi.
In ogni caso si perde, si acquista per perdere e non per vendere. L'usura del tempo è più rapida del sollievo che un'acquisizione può dare lungo il cammino.
Chi scrive va perdendo ciò che non vuole e vuol provare a lasciar fare il loro corso agli eventi, di cui il tempo è signore duro e poco gentile che gli ricorda, inoltre, di esser stato superato già da un pezzo.

martedì 17 maggio 2011

Fastidio

Una delle cose che può dare particolarmente fastidio è il garbo ipocrita della gente che ha l'idea di qualcuno solo in funzione della sostituzione di qualcuno che manca e che non ha il buon senso di manifestarlo in maniera esplicita ed evidente.
La non pubblicità delle proprie idee, per non parlare delle proprie azioni, è in qualche modo un'automatica condanna e sentenza dei propri atti. A chi subisce non rimangono che due cose: .la più totale indifferenza per far scivolare nell'oblio chi così agisce o la rabbia nata dal colpo inferto da chi non ti aspetti.
In ogni caso poco importa la strada è lunga, più si va avanti più si perdono pezzi, alla fine si arriva sempre da soli.

domenica 10 aprile 2011

Prospettive...

Se continua così nel giro di 6 mesi abbandono Torino....e nel giro di un anno abbandono...

domenica 13 marzo 2011

Nel Bene e nel Male - Parole

Nel Bene e nel Male

Parole

Troppe volte ci si gonfia la bocca con parole che si perdono nel vento come foglie ingiallite alla nascita senza mai esser state legate ad un ramo.
Parole che possono sembrare di buon senso, di buon gusto, sagge e non banali ma che affondano le radici nel vento.
Ciò che sembra non è e quel che non è non ha motivo d’esser considerato.
Troppi predicatori di strada catturano la mia attenzione, nel bene e nel male son soltanto parole quelle che mi arrivano.
L’errore mio sta proprio nel pensare che mi siano parole quelle che mi vengono rivolte. Son solo fonemi nulla più.
Non c’è un senso in quello che sento, non c’è un appiglio con la realtà, non terra, non aria, non acqua non fuoco. Son solo il prodotto di vibrazioni si un momento; sono come un uomo che grida un presente, non avendo mai avuto un passato e che non ha intenzione di avere un futuro.
Cervello troppo piccolo e troppo intento nel difendersi dal mondo, il mio, per tentare di accogliere ciò che arriva alle mie orecchie non come offese ma come vento…
Queste mie frasi non son altro che la rappresentazione grafica di un disagio, di una rabbia che monta di giorno in giorno senza la speranza di una valvola di sfogo.
Chissà quanti si trovano nella mia condizione? Non pochi, forse.
Più si cresce più si ritiene di aver qualcosa da dire, qualcosa da insegnare ad un alunno che non fatichiamo a trovare. Avrei tutta imparare da chi parla senza suoni…ma son sordo a quel richiamo.
Se guardo alle mi spalle non ho niente da insegnare e ciò che scaturisce dal mio sproloquiare son solo fonemi che nulla dicono, foglie al vento in attesa del suolo.
Ed eccomi qua protagonista dell’ennesimo paradosso, espressione di chi vuol tacere e che per farlo lascia segni su di una carta troppo bianca per essere vera.

Ruggero

sabato 12 marzo 2011

lunedì 7 marzo 2011

Siamo due Spermatozoi




Siamo due spermatozoi
Lo eravate pure voi
Voi vi siete sviluppati
A noi invece un settebello ci ha fermati

Siamo vittime di orgasmi
Non siam vivi siam fantasmi
Ma fantasmi un po’ incazzati
I nostri sogni in un cespuglio
li han buttati

Lui voleva diventare
Terribile e cattivo
Invece è morto in un preservativo

Lui voleva diventare
Un grandissimo stratega
Invece poi è morto in una sega

Eravamo sei milioni
Dormivamo nei coglioni
Ma poi ci hanno sballottati
E di colpo un terremoto ci ha svegliati

L’abbiam subito capita
Che per noi era finita
Poi c’è stata un’eruzione
Ti ricordi Dio che brutta sensazione?

Non trattateci così
Non ci buttate via
Non assassinateci

Teste di rapa
Fate come dice il papa
Sporcaccioni di ogni età
Non toccatevi più là.

i risultati sono questi qua!

venerdì 4 marzo 2011

giovedì 3 marzo 2011

Chan Chan




De Alto Cedro voy para Macané
Luego a Cueto voy para Mayarí

El cariño que te tengo
Yo no lo puedo negar
Se me sale la babita
Yo no lo puedo evitar

Cuando Juanica y Chan Chan
En el mar cernían arena
Como sacudía el \'jibe\'
A Chan Chan le daba pena

Limpia el camino de pajas
Que yo me quiero sentar
En aquel tronco que veo
Y así no puedo llegar

De Alto Cedro voy para Macané
Luego a Cueto voy para Mayar

martedì 22 febbraio 2011

Nel Bene e nel Male - La Strada

Nel Bene e nel Male

La Strada

A volte le strade prendono strane direzioni. Salgono, scendono, si inerpicano lungo improbabili pendii, curvano improvvisamente. A volte si allargano, altre si restringono e conducono verso mete poco interessanti, nel migliore dei casi, oppure portano verso luoghi da cui si vuol fuggire e più si fugge più si corre incontro alle temute destinazioni.
A volte è impossibile tornare indietro. Bisognerebbe fermarsi, ma questo non permetterebbe di correggere l'errore primigenio che ha portato a percorrere la strada sbagliata.
Non tutti gli errori sono rimediabili, probabilmente nessun errore è rimediabile. Si posson mettere delle “toppe”, si può evitare il problema, ma quando l’errore fa imboccare una strada con una sola direzione non si può più tornare indietro. Sarebbe bastato imboccare il giusto sentiero a quel bivio, ma è stato imboccato il percorso sbagliato e quel che è stato non conta più.

Ruggero si è perso, si trova su una strada che segna il nulla, dove non esiste né nord né sud. Continua a camminare affannosamente, forse dovrebbe fermarsi ed aspettare in compagnia di Sibilla che lo possiede con le sue ossute mani che non lasciano fuggire né vita né luce. 
 Ma non ha il coraggio.

giovedì 17 febbraio 2011

Via Della Croce

"Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato."

Ben più della morte che oggi ti vuole,
t'uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode per te trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent'anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d'un ciarlatano.

Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:

fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena,

di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d'un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
"A redimere il mondo" gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare.

La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.

Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d'onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.

martedì 8 febbraio 2011

domenica 6 febbraio 2011

Nel Bene e nel Male

Nel Bene e nel Male

E’ più facile sopportare le persone moleste che quelle insignificanti


Sono Ruggero, ho già trentacinque anni, le carte dicono sia ingegnere ma non credo di esserlo mai stato. Sono il primo di tre figli. Mio fratello Simone ha trent’anni ed ha un piccolo agriturismo. Mia sorella Matilde ha ventisette anni, dopo anni di studi in marketing sta provando a fare un’esperienza all’estero, a Birmingham, forse la raggiungerò.
Da troppi anni ho una relazione con una signora molto vecchia, discretamente invadente che mi concede un’ora d’aria al giorno. Non è bella, non è attraente ma ha un fascino sinistro. E’ tenebrosa e prima di me in molti ne hanno tessuto le lodi mentre altri l’hanno ingiuriata, ma non sono geloso e non corro nemmeno in suo aiuto. Sa difendersi da sola. So quasi per certo che ha una relazione con svariati altri uomini, ma non me ne curo preferisco non vedere. So che Sibilla non mi abbandonerà mai.

Da quando ho coscienza dei miei ricordi ho vissuto solo un mese l’anno...ma forse anche meno.
Da qualche tempo anche quel piccolo spaccato di vita mensile sembra essersi sublimato. Sembra che mi sia trasformato nella testimonianza in vita della sopravvivenza come antitesi del vivere. Non vivo, sopravvivo...ma a cosa?
Qualche giorno fa ho sentito alla radio che la vita media degli uomini è di settantanove anni, delle donne ottantaquattro. Bah non so perché la natura faccia certe distinzioni, però effettivamente le donne spendono molti anni della loro vita dietro figli o uomini che spesso sono solo un peso un qualche risarcimento è giusto che lo si dia loro. In ogni caso mi rimarrebbero da vivere quarantaquattro ipotetici anni, ma in questi...cosa dovrei fare?

Spesso mi sembra che la mia esistenza sia l’apologia della mia vigliaccheria, come se non avessi abbastanza memoria. Son qui, incapace di porre fine a me stesso, con la voglia di scappar dal futuro e di non viverlo avendo fede che il domani sia peggiore dell’oggi.
La mancanza di fiducia nel futuro credo sia comune a molti uomini che si ritrovano a vivere al giorno d’oggi, lavoro instabile o assente, salari che non crescono, realtà appiattitasi su ciò che viene  propinato dai mezzi di comunicazione di massa e rumore indistinto in luogo del suono.
Non ho mai ritenuto che questa realtà potesse condizionarmi, pensavo di avere una psiche complessa, non predicibile e totalmente impermeabile ma comincio a pensare che non sia così. La realtà ha lasciato il suo oleoso segno in me e credo di essermi abituato a quell’odore.

Eppure, pensando a quando ero bambino, non avrei immaginato che la mia vita potesse prendere questa piega...

Versate una lacrima per me.....

:-(